
La riunione svoltasi ieri ha visto la partecipazione di Aico – Associazione Idee Comuni, Acli, Anpi Cerignola, Arci, Associazione Sacco e Vanzetti, Auser, Centro Naturalistico Dauno, Cgil, Cicloamici, Fabbrica di Nichi Foggia, Funzione Pubblica Cgil, Italia dei Valori Cerignola, Legambiente Circolo Gaia Foggia, Libera, Movimento Politico la Cicogna, Sinistra Ecologia e Libertà (circoli foggiani ed uno di Accadia), Rifondazione Comunista, Spi Cgil, Vas, Verdi Ambiente e Società.
Le adesioni raccolte fino ad ora sono ampiamente mutevoli di cambiamenti e si attendono nuovi ingressi nel novero delle associazioni.
Ci pare doveroso fare luce su alcuni dati che riguardano il fabbisogno energetico nazionale: qualora fossero messe in funzione le centrali nucleari previste dall’attuale governo (si parla di 4-5 centrali da 1600 MWe) calcolando i tempi tecnici necessari per la loro installazione e messa a regime (15-20 anni) la loro produzione andrebbe a coprire il 2% del fabbisogno nazionale energetico attuale. L’energia nucleare, inoltre, sposterebbe solo di pochi punti percentuali la nostra dipendenza energetica dai paesi produttori di combustibili fossili, mantenendo per altro un’alta vulnerabilità politica per il nostro paese, poiché la risorsa energetica “uranio” è stimata in esaurimento nei prossimi 50-60 anni.
Senza contare i problemi relativi allo smaltimento delle scorie radioattive, per le quali nessuna nazione al mondo ha trovato ad oggi una soluzione adeguata. A ciò si aggiunge il problema della collocazione degli impianti: in un territorio fortemente antropizzato come l’Italia a rischio idrogeologico e sismico, per sua stessa natura, una centrale nucleare sottoporrebbe di fatto la popolazione ad un indebito rischio di contaminazione, a fronte anche di piccoli incidenti (per non parlare di quelli gravi) comunque previsti. Come l’esperienza insegna, purtroppo, tutto ciò ha provocato e continua a provocare contaminazione radioattiva dei territori, contaminazione che mette in pericolo l’incolumità e la salute non solo delle popolazioni colpite dagli incidenti ma anche le generazioni future, con il rischio di gravi e irrimediabili modificazioni genetiche (chi ha avuto esperienza con i bambini di Chernobyl lo sa bene).
In termini occupazionali, la tecnologia richiesta per la realizzazione di simili impianti industriali, essendo le specifiche tecniche richieste di altissimo livello, produrrebbe di per sé una ricaduta di nicchia e non necessariamente italiana, vista la nostra assenza nel comparto nucleare non solo nella costruzione ma anche nella ricerca. A questo proposito, invece, il miglioramento e il perfezionamento delle tecnologie relative all’utilizzazione delle energie rinnovabili, come già oggi facilmente dimostrabile, di fatto non solo determinano una salvaguardia dell’ambiente per una migliore qualità della vita, ma ci ha consentito e ci consente una riqualificazione del nostro comparto industriale con notevoli e permanenti ricadute occupazionali, potendo queste contribuire al rilancio economico e strutturale del mondo del lavoro, quindi contribuendo alla riduzione del precariato. 23.600 MW elettrici è la potenza installata nel 2009 sfruttando energia da fonti rinnovabili. La potenza energetica degli impianti eolici, sempre in Italia, solo in un anno (2007-2008) è cresciuta di oltre 1000 MWe (potenza quasi equivalente a quella di una centrale nucleare).
Dunque ci sembra più concreta e perseguibile la scelta del governo tedesco, il quale ha deciso che la Germania nel 2020 soddisferà il 47% dei consumi di elettricità grazie alle rinnovabili (l’80% nel 2050) o addirittura come quella del governo danese il quale ha stabilito che nel 2050 l’energia elettrica proverrà al 100% da fonti rinnovabili.
Il comitato tornerà a riunirsi, sempre nella sede dell’Auser (o, in alternativa) presso la Cgil di Foggia, auletta “Michele Magno”, giovedì pomeriggio a partire dalle ore 17.
Uff. stampa
Comitato foggiano VOTA SI PER FERMARE IL NUCLEARE
320.7650872
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